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Con il dumping fiscale interno l'UE non può negoziare sulle tasse

Con il riavvio dei colloqui Brexit, l’Ue si è cimentata in un harakiri in piena regola. Rue de la Loi ha comunicato all’Uk di essere disponibile a negoziare un'estensione del periodo transitorio, ribadendo però di aver fissato la linea rossa sul concetto del ‘level play field’. Di rimando, Downing Street ha risposto all’Ue che la scadenza del 31 dicembre 2020 è definitiva e non sarà prorogata, chiedendo a Bruxelles di mettere la casa in ordine e impedire agli Stati membri del blocco a 27 di fare dumping fiscale all’interno del mercato comune.

Lo stato delle cose si è così del tutto chiarito. Una trattativa costretta nei tempi contingentati del periodo transitorio non confligge con i piani di Londra; il governo non è avverso a stipulare un accordo commerciale di base appena sufficiente a garantire la continuità dei trasporti internazionali e i cieli aperti all’aviazione civile. Anzi, il Partito conservatore vede nel No Deal l’esito migliore alla Brexit, e ritiene che una relazione commerciale governata dalle regole del WTO sia al momento la soluzione migliore per tutelare l’interesse nazionale britannico e non danneggiare la strategia Global Britain.

Al contrario, l’Ue persegue un accordo quadro a tariffe zero per le merci, l’accesso libero alle acque di pesca britanniche e la cooperazione tra le parti in materia di sicurezza e politica estera.

Ma l’insistenza da parte della Commissione Ue sull’allineamento regolamentare ha aperto il vaso di Pandora e fatto saltare il banco. Ricucire adesso sarà molto difficile. Il negoziatore britannico David Frost è andato all in e ha messo sul piatto le anomalie strutturali dell’architettura europea e gli squilibri interni all’Eurozona, non lasciando a Michel Barnier alcun porto sicuro per andare a nascondersi, al netto di una resa incondizionata.

Sulla tassazione, in particolare, è rottura su tutta la linea. La convergenza fiscale non è uno strumento che Bruxelles applica agli Stati membri per prevenire la concorrenza sleale all’interno del mercato comune europeo. L’Ue infatti ospita un gruppo di 6 paesi - Olanda, Belgio, Lussemburgo, Malta, Cipro e Irlanda - che operano come paradisi fiscali, e hanno sottratto oltre 400 miliardi di euro di entrate fiscale ad altri Stati membri dell'Ue, Uk compresa. Contestare la divergenza fiscale al Regno Unito quando c'è una così grande divergenza fiscale all'interno dell'Ue non è una misura protettiva del mercato comune, ma una presa di posizione politica di contrasto al successo della Brexit.

Eppure, l’Ue si trova in una posizione di straordinaria debolezza. La fiducia nel progetto comunitario è al minimo in Europa e perde quota nel mondo. La pandemia da coronavirus ha mostrato l’inesistenza della solidarietà europea e l’incapacità dell’Ue di concertare una risposta unitaria alla crisi economica. I paesi ‘neo-anseatici’ si sono arroccati su ricette nazionali, nel più classico beggar-thy-neighbour, e i paesi del Club Med usciranno dall’emergenza con finanze pubbliche in dissesto. Mentre l’Uk continua a riaccendere relazioni politiche e commerciali in tutto il mondo, l'Ue si trova indebolita e isolata. Non c’è ragione per l’Uk di cadere nella trappola dell’allineamento regolamentare. A Londra la convinzione è che il Covid-19 ha evidenziato le debolezze dell’Ue e il recupero della piena sovranità nazionale il prima possibile è fondamentale per non pregiudicare la ripresa economica.

Mentre in Usa il National Institutes of Health (NIH), ha raccomandato di non utilizzare la combinazione del farmaco malarico idrossiclorochina e dell'antibiotico azitromicina per trattare i pazienti di Covid-19 "a causa di rischi di aritmie cardiache", il Regno Unito potrebbe diventare il primo paese a sviluppare un vaccino contro il coronavirus. Il governo ha investito più di 40 milioni di sterline per finanziare le due istituzioni universitarie che perseguono la cura. Sono in corso due progetti in fase avanzata, uno al Jenner Institute dell'Università di Oxford, guidato dalla professoressa Sarah Gilbert, e l'altro all'Imperial College di Londra, guidato dal professor Robin Shattock. Oxford ha comunicato di poter avere almeno un milione di dosi del suo vaccino pronte a settembre, mentre Imperial ha deliberato di iniziare i test clinici a giugno. Secondo Shattock del Dipartimento di malattie infettive di Imperial, il COVID-19 è un obiettivo meno difficile rispetto a malattie come l'HIV o l'influenza e il vaccino è a portata di mano. Il picco epidemico nel frattempo si è livellato. Finora il servizio sanitario nazionale ha affrontato bene la pandemia. Ma è arrivato il momento di giocarsi il jolly sulla strategia di uscita. Come affermato dal Governatore della Boe, Andrew Bailey “passare dalla fase di contenimento del contagio alla fase di riapertura dell’economia implica l’aumento delle probabilità di una seconda ondata epidemica”. Per questo è imperativo che il governo possa mettere in atto una strategia efficace di tracciamento dei contagi prima di arrivare a quel punto. A tal proposito, una task force di migliaia di tecnici sarà dispiegata per reagire rapidamente e garantire che ogni persona infetta sia isolata prima che il virus possa passare ad altri. La fase 2 del Regno Unito "testa, traccia, isola" riflette l’opinione positiva del governo sulla gestione della crisi in Corea del Sud. Tale modello mantiene in vita l'economia, ma richiede una grande capacità di test e di tracciamento. Ma all’Uk non mancano né la disciplina nè il pragmatismo. Disce, sed a doctis, indoctos ipse doceto.

Bepi Pezzulli

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Italia Atlantica - Settimanale di politica estera - Rivista Specialistica - Reg. nr. 55/2019 Trib. Roma​

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