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Effetto Boris: anche il Labour Party costretto a ripartire dall'internazionalismo britannico

"Mentre Donald Trump sta cambiando le regole del gioco dell'ordine mondiale; Vladimir Putin amplia la sfera d'influenza russa fino alla Libia e all'Africa subsahariana; le politiche commerciali cinesi minacciano le catene del valore globalizzate che costituiscono la base della prosperità britannica; i laburisti filoeuropei non avevano altro da dire se non impegnarsi a ridurre le tariffe di roaming dei telefonini". La Brexit è dunque veramente un ritorno a casa, se anche nel Labour Party si è tornati a parlare del ruolo dell'UK nel mondo. Proprio la contesa per la leadership laburista sta riportando la politica britannica a volare alto. In un discorso alla Royal Society of Arts a Londra la candidata alla segreteria di Victoria Street Lisa Nandy ha lavato i panni sporchi in pubblico. La deputata di Wigan è tornata a Robin Cook e Jack Straw e accusato il Labour Party di aver reso la politica estera britannica un mero fatto di presenza nell'UE "disattendendo le sue ben più ampie tradizioni internazionaliste". Nandy ha spiegato che occorre articolare il posto del Regno Unito nel mondo riposizionando l'UK come "una piccola nazione capace di combattere in una categoria di peso superiore". Passata la deriva corbyniana, pur sostenendo la collaborazione con l'Europa post Brexit, anche i laburisti guarderanno oltre l'UE alla politica estera e di sicurezza UK. Il Regno che in troppi frettolosamente si erano scapicollati a chiamare disunito, sembra essere tornato, compatto, alla realtà della sua vocazione internazionalista.

Intanto Boris Johnson punta all'ultima frontiera dei mercati emergenti. Il Segretario allo Sviluppo Internazionale, Alok Sharma sta preparando il vertice con l'Unione africana la prossima settimana a Londra. Secondo Sharma: "Libera dall'appartenenza all'UE, l'UK potrà "turbo-alimentare" le relazioni con l'Africa dopo Brexit, grazie ad accordi commerciali e commerciali in tutto il continente". Il Primo Ministro ha chiarito la strategia: "L'UK è determinata a flettere il suo peso finanziario nelle economie in crescita e se si guarda all'Africa, 8 delle 15 economie a più rapida crescita del mondo hanno ora sede in Africa". La Cina è avvisata.

Di rimando, John Penrose ha detto in un'intervista a The House che anche i rappresentanti delle Crown Dependancies dovrebbero inviare dei parlamentari a Westminster. Il deputato di Weston-super-Mare, che ha servito nel Governo sia sotto David Cameron che sotto Theresa May, ha asserito che il Regno Unito è "impegnato ad essere una nazione globale post-Brexit". La Gran Bretagna ha 14 Territori d'Oltremare che sono completamente autonomi pur rimanendo sotto la giurisdizione e la sovranità di Londra. Penrose vuole un accordo di devoluzione come quelli garantiti a Galles, Scozia e Ulster.

I più recenti dati economici mostrano che gli investimenti nelle start-up tecnologiche del Regno Unito sono più forti che mai, con una crescita degli investimenti nel 2019 superiore a quella degli Stati Uniti e della Cina. La ricerca condotta da Tech Nation e Dealroom evidenzia che le start-up tecnologiche britanniche hanno raccolto un totale di 13,2 miliardi di dollari nel 2019, con un aumento di 44pc rispetto al 2018. Gli investimenti totali in USA e in Cina rimangono significativamente più alti, ma i livelli di investimento in questi paesi sono scesi rispettivamente del 20pc e 65pc lo scorso anno. La tendenza del Regno Unito a superare gli USA nella crescita degli investimenti di start-up è dimostrata anche dai nuovi dati di PitchBook, che evidenziano che gli investimenti negli Stati Uniti sono scesi da 140,2 miliardi di dollari nel 2018 a 136,5 miliardi di dollari l'anno scorso, mentre gli investimenti nel Regno Unito continuano a crescere. Infine, è stata lanciata una campagna nazionale di crowdfunding per far suonare il Big Ben al momento della Brexit. Mark Francois e il gruppo StandUp4Brexit coordinano la raccolta di fondi necessari a pagare l'orologio icona che rintoccherà in Piazza del Parlamento il 31 gennaio alle 23.00 GMT, quando il Regno Unito lascerà l'UE alla mezzanotte CET. I funzionari di Westminster hanno stimato che il costo per consentire al Big Ben, in fase di restauro dal 2017 e per 4 anni, di suonare alla fine di questo mese potrebbe raggiungere le 500.000 sterline. Questo perché il meccanismo dell'orologio della Torre Elisabetta del Parlamento, che di solito aziona il martello che colpisce la Grande Campana, è stato smontato e rimosso per il ripristino. Ma fin dal suo completamento nel 1859, Big Ben è un simbolo luminoso della nazione britannica e della democrazia parlamentare, e in 161 anni non ha mai taciuto in un momento di libertà.


Bepi Pezzulli

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Italia Atlantica - Settimanale di politica estera - Rivista Specialistica - Reg. nr. 55/2019 Trib. Roma​

Direttore Editoriale avv. Giuseppe Pezzulli | Redazione: Via Archimede 8 Roma​