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L'Europa o è Atlantica o non è. Il G2 impone l'allineamento all'America

Mentre il mondo osserva il formarsi del nuovo equilibrio mondiale basato sul G2, i segnali provenienti da Washington, DC lasciano presagire un possibile accordo con la Cina per mettere un freno all’escalation della guerra commerciale tra Usa e Cina. Questo sviluppo è positivo per il commercio globale, ma va contestualizzato come parte di un più ampio confronto tra l'America e il Dragone.

L’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Usa rappresenta la corretta risposta al persistente deficit della bilancia commerciale americana che ammonta ad oltre 300 miliardi di dollari nei confronti della sola Cina, in mancanza di azioni da parte di Pechino relativamente alla manipolazione dello yuan, al dumping sociale e alla violazione dei copyright. Questi dazi si aggiungono ai dazi antidumping per quei prodotti stranieri che vengono immessi nel mercato Usa ad un prezzo più basso di quello applicato sul mercato domestico di provenienza, e ai dazi compensativi che vanno a contrastare le misure a favore dell’export messe in campo da Paesi esteri per favorire la penetrazione del mercato Usa.

Ma il confronto è evidentemente più ampio, in un clima di crescente rivalità e competizione strategica tra le due potenze e coinvolge altri ambiti, in particolare la tecnologia 5G e le relative ambizioni cinesi attraverso Huawei, il protagonismo geoeconomico di Xi Jinping con i progetti Belt and Road Initiative e “Made in China 2025”, e l’attivismo nel Pacifico.

Il possibile accordo sui dazi commerciali è pertanto solo un tassello della politica di sharp power così ben interpretata dall’Amministrazione Trump attraverso l’alternarsi di momenti di scontro e momenti di dialogo. Donald Trump è accusato di essere l'uomo sbagliato, ma fa le cose giuste.

E in questo quadro che vanno quindi lette le scelte di politica commerciale dell’amministrazione Usa: la vicenda Huawei; la scelta di sospendere l’adesione all’INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) - anche come risposta alla Cina che non è firmataria del trattato -; la contrarietà al progetto BRI fortemente manifestata nelle scorse settimane con pesanti critiche al Governo italiano che ne ha sottoscritto il MoU; e anche l’avvio del programma USDFC (US International Develpomnet Finance Corporation) per sostenere gli investimenti nei Paesi in via di sviluppo.

In questo quadro globale è necessario che l’Ue definisca meglio il proprio ruolo, malgrado le fibrillazioni interne (Brexit e le imminenti elezioni europee) ed esterne (il dossier BRI, il rapporto di dipendenza energetica dalla Russia, le sanzioni, l'instabilità dell'area Med).

Il mantenimento della relazione speciale tra le due sponde dell’Atlantico, accomunate da molti valori condivisi, rappresenta un elemento di stabilità in uno scacchiere geopolitico sempre più multipolare e caratterizzato da tensioni crescenti.

Un messaggio importante è arrivato in occasione del settantesimo anniversario della Nato, con diverse attestazioni di commitment europeo nell’Alleanza Atlantica, che si inseriscono nel quadro delle dichiarazioni congiunte siglate a Varsavia l'8 luglio 2016 e a Bruxelles il 10 luglio 2018. Anche se restano ancora aperti il dibattito sull’entità degli stanziamenti per la difesa e il dibattito sulla difesa comune europea. In quest’ottica è stata certamente positiva l’approvazione ampia e trasversale da parte del Congresso USA, lo scorso gennaio, del Nato Support Act, a garantire la continuità del pieno impegno americano nell’Alleanza.

Importantissime sono state alcune conclusioni raggiunte nel vertice Ue dello scorso marzo dove, in preparazione del vertice Ue-Cina del 9 aprile, è stata sottolineata la volontà di perseguire un approccio concertato orientato alla sicurezza per quanto attiene alle infrastrutture materiali e digitali con particolare attenzione alle reti 5G. In questo quadro di azione condiviso, la firma del MoU con la Cina voluta dalla maggioranza grilloleghista mostra una preoccupante mancanza di sintonia con la collocazione internazionale dell'Italia ed una assoluta incapacità di maneggiare la politica estera con la cura e competenza necessarie.

Qualcosa in più andrebbe invece fatto sul versante commerciale. Serve un’azione congiunta per riformare e rilanciare la WTO, per fare sì che questa possa tornare ad essere vista da tutti come una garanzia di sistema contro gli abusi e le distorsioni nel commercio globale, e con la ripresa del dialogo per il Transatlantic Trade and Investment Partnerhip (TTIP), troppo frettolosamente archiviato. Un incremento della cooperazione e dell’integrazione economica e commerciale all’interno dell’area atlantica rappresenterebbe un importante elemento di stabilità per l'intera economia globale.


Mario Angiolillo

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Italia Atlantica - Settimanale di politica estera - Rivista Specialistica - Reg. nr. 55/2019 Trib. Roma​

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