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L'inaffondabile

La coalizione Bianco Blu non c’è più, si è dissolta come neve al sole appena Benny Gantz, il suo frontrunner, ha deciso di accettare di diventare il nuovo presidente della Knesset al posto di Yuli Edelstein, e di accettare di formare con i suoi 15 parlamentari un governo di coalizione con Benjamin Netanyahu.

La decisione di Gantz ha creato sconcerto, acrimonia, accusa di tradimento. Gantz, il quale aveva ripetutamente affermato che mai e poi mai avrebbe fatto un governo con Netanyahu, da lui definito un clone di Erdogan e poco meno di un criminale, ora è il nuovo partner dell’inaffondabile premier israeliano, la sua ciambella di salvataggio.

Ma cosa è accaduto? Al di là della retorica patriottica sul sacrificarsi per il bene del paese in un momento emergenziale come questo, Gantz ha preso atto che la realtà gli remava contro nonostante l’indubbia difficoltà in cui si trovava Netanyahu.

Lo spregiudicato tentativo da parte della coalizione Bianco e Blu di allargare la coalizione alla Lista araba garantiva solidità solo teorica, in primo luogo per il rischio di un voto non compatto alla Knesset, dovuto alla annunciata opposizione di due parlamentari e alla fuoriuscita della parlamentare in dotazione alla sinistra, Orly Levy Abekasis, in secondo luogo perché un eventuale governo nato con l’appoggio esterno degli arabi sarebbe nato in una condizione di estrema fragilità ed esposto a veti insostenibili da chi non riconosce e non ha mai riconosciuto la legittimità esistenziale di Israele. Ma tutto ciò pareva assolutamente secondario a chi spingeva fortemente per questo esito, il terzetto composto da Yair Lapid, Moshe Ya’alon e Avigdor Lieberman, tutti e tre sostanzialmente motivati a raggiungere un unico scopo, costasse quel che costasse, rimuovere Netanyahu dal trono.

L’altra opzione sul tavolo era quella di un ritorno alle urne, il quarto in un anno, in una situazione di difficoltà oggettiva dovuta al coronavirus, con un altro rischio concreto, quello di uscirne soccombenti.

Hanno giocato anche fattori squisitamente interni. Il tentativo da parte del leader di Yesh Atid, Yair Lapid, tra i più oltranzisti nella demonizzazione di Netanyahu, di strumentalizzare Gantz al fine di ottenere una propria predominanza all’interno della Knesset, cominciando dall’insediamento di un suo uomo, Meir Cohen, come presidente del parlamento e il responso di un sondaggio riservato commissionato da Gantz e rivolto all’elettorato del partito secondo il quale il 61% preferiva un governo di unità nazionale ad altre ipotesi.

A questo punto a Gantz non è restato altro che rompere la coalizione elettorale e accettare di entrare a fare parte di un governo a trazione Likud guidato da Netanyahu.

Scelta responsabile? Scelta irresponsabile? Naturalmente dipende dai punti di vista. In realtà i contatti tra Netanyahu e Gantz non sono mai cessati nonostante il fuoco di sbarramento degli oppositori a qualsiasi compromesso che potesse portare a un governo di coalizione guidato per l’ennesima volta dal premier in carica. Posizione questa manifestata dallo stesso Gantz fino a pochi giorni fa.

Si tratterà di vedere ora quali saranno i ministeri che Netanyahu riserverà al nuovo alleato. Si ipotizza di un suo ruolo come Ministro degli Esteri, utile per poterlo accreditare presso le cancellerie, e all’eventuale cessione a un membro del suo partito del Ministero della Giustizia, dicastero chiave, visto lo squilibrio che esiste in Israele tra potere giudiziario e potere legislativo, a notevole vantaggio del primo rispetto al secondo. Attualmente il ministero è presidiato da un fedelissimo di Netanyahu, Amir Ohana, e lasciarlo a un uomo di Gantz non è sicuramente nella convenienza del premier in carica. E’ possibile dunque che su questo ministero chiave ci sarà attrito.


Il vincitore e i perdenti. La decisione di Gantz segna un indubbio vantaggio per Netanyahu, permettendogli di ottenere il risultato voluto. Resta in sella come premier, per un periodo annunciato di 18 mesi, dopo il quale dovrebbe essere sostituito da Gantz. Causa coronavirus, il processo che lo vede imputato per corruzione, frode e abuso di ufficio, è stato rimandato a quando la crisi sanitaria sarà stata superata. Nel frattempo può ancora guidare lui il governo garantendo al paese quella continuità di competenza e realismo politico che gli ha permesso di restare a galla ininterrottamente per l’ultimo decennio. Allearsi con Gantz diventa un male necessario, ed è difficile pensare che un politico scaltro e navigato come Netanyahu non si attiverà per trovare il modo da rendere la coabitazione il più possibile indolore.

I suoi nemici giurati, da Yair Lapid a Moshe Ya’alon a Avigdor Lieberman, i quali erano ben disposti ad allearsi con i nazionalisti arabi pur di toglierlo di mezzo utilizzando Gantz come testa di ponte per le loro manovre e vendette personali, restano come i proverbiali pifferai di montagna. Andarono per suonare e vennero suonati.


Niram Ferretti

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Italia Atlantica - Settimanale di politica estera - Rivista Specialistica - Reg. nr. 55/2019 Trib. Roma​

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