Cerca
  • Italia Atlantica

L'UE ha contratto il morbo cinese

Boris Johnson è tornato a Downing Street dopo tre settimane di convalescenza seguite al contagio di coronavirus. In cima alla lista delle urgenze, il Primo Ministro ha trovato il passaggio alla fase 2 dell’emergenza sanitaria. A tal proposito, il Nr. 10 sta elaborando, d’intesa con Tesoro e comitato scientifico, ed in linea con le raccomandazioni di quest’ultimo, un piano di allentamento del lockdown per rimettere in funzione l'economia riducendo al minimo i rischi per la salute pubblica. In base alle prime ipotesi di lavoro, il piano concettualizza una nuova normalità che implica misure di distanziamento sociale destinate a durare nel medio termine e ad alterare le abitudini sociali. Sull’approccio all’uscita dall’emergenza, l'opinione pubblica sostiene il Primo Ministro. I sondaggi evidenziano un forte sostegno alla strategia esposta e all’obiettivo prioritario di evitare una seconda ondata epidemica, secondo quanto già suggerito dal Governatore Boe Andrew Bailey. Fondamentalmente, il successo della fase 2 dipende dalla capacità di testing e tracciamento dei contatti. Il segretario alla salute Matt Hancock ha quindi dato mandato al NHS di raggiungere la quota di 100.000 test al giorno entro la fine del mese e la BBC ha riportato che la quota stabilita è ormai a portata di mano.

La Cina continua a fare le sue mosse geopolitiche ed in piena crisi globale flette i muscoli della capacità di combattimento, esibendo la capienza dell’apparato militare. A breve verrà varata una nave da guerra da 40.000 tonnellate, un atto di forza che segnala recrudescenti ambizioni di espansione territoriale della Repubblica Popolare nella regione del Pacifico. La nave da assalto anfibio Type 075 è un’unità multiruolo che può trasportare elicotteri, mezzi da sbarco, carri armati, droni e un battaglione di marines. Secondo gli analisti, mentre il mondo è distratto dalla pandemia, il PCC vuole cogliere l’opportunità di espandere il dispositivo militare cinese nel Mare Meridionale e rafforzare la sua posizione nella contesa sulle isole degli arcipelaghi Pratly e Paracelso reclamate contro Taiwan, Vietnam e Filippine. In un modo o nell’altro, e in circostanze estenuanti, la Cina continua ad essere un fattore di instabilità strategica. Ma c’è di più. L’offensiva cinese è penetrante e strutturata. Mentre nelle cancellerie occidentali si moltiplicano gli appelli a rivedere le relazioni con Pechino, in settimana sono trapelate informazioni riservate che gettano una luce sinistra su Bruxelles. Secondo un reportage del New York Times, che cita fonti diplomatiche di Rue de la Loi, la Commissione Ue ha intenzionalmente annacquato le conclusioni del suo rapporto circa la campagna di disinformazione della Cina sul Covid-19. Piegandosi alle pressioni della Missione cinese presso l’Unione, i funzionari del Servizio europeo per l’azione esterna hanno prima ritardato la pubblicazione e poi riscritto il documento finale. Il rapporto denunciava che "la Cina ha continuato a condurre una campagna di disinformazione globale per nascondere le cause della pandemia e migliorare la sua immagine internazionale, adottando sia tattiche palesi che tattiche segrete". Ma è stato poi redatto con un linguaggio che ha diluito le responsabilità della Cina. Peter Spano il portavoce del Servizio per l’azione esterna ha parlato di un equivoco (misperception). Ma, il Parlamento europeo è sceso sul piede di guerra e ha chiesto una "spiegazione completa e dettagliata, senza alcun ritardo, di quanto accaduto".

Quanto al negoziato Brexit, comincia un altro giro e vola un altro schiaffo. Michael Gove, parlando alla Commissione parlamentare per le relazioni future con l'UE, ha ribadito che il Regno Unito non cambierà la sua posizione sui diritti di pesca e che non consentirà alle acque britanniche di rimanere nella ecologicamente disastrosa politica di pesca comune dell'UE de facto se non nel nome. Ha inoltre dichiarato ancora una volta che il periodo transitorio non sarà prorogato. Il Cancelliere del Ducato di Lancaster ha anche detto un sonoro no alla "mini ambasciata" dell'Ue a Belfast: Gove ha rispedito al mittente la richiesta del blocco a 27 di avere una "base tecnica" in Ulster da cui "sorvegliare" l'attuazione del protocollo dell'Irlanda del Nord. Dopo la rottura sulla convergenza fiscale, l’UE naufraga sull’allineamento regolamentare. Anna Bailey ha assestato il colpo del k.o., spiegando che se l'accordo commerciale fosse un accordo di autentica reciprocità, in teoria l'Ue dovrebbe anche tenere il passo con un eventuale inasprimento delle norme da parte dell’Uk. Ma, inutile dirlo, questo non è affatto ciò che Bruxelles ha in mente. Il motivo dell’improvviso amore dell'Ue per il cherry-picking è palese, nota Bailey: per la macchina comunitaria la Brexit è una minaccia esistenziale. Come ha affermato l'eurodeputato tedesco Manfred Weber, capogruppo Ppe al Parlamento europeo, "se Brexit sembra un successo, allora è l'inizio della fine dell'Ue". Tuttavia per l'Ue la vera scossa tellurica ha l’epicentro al suo interno. Il sostegno a Ursula von der Leyen sta colando a picco. La pandemia da Covid-19 ha provocato forti spaccature tra gli stati membri e la Presidente della Commissione ci sta mettendo del suo per alimentare le tensioni. Il più clamoroso dei suoi errori è stata la fuga di notizie sul piano di sostegno economico prima che i capi di stato e di governo lo vedessero. Per fugare i sospetti di manovre dietro le quinte orchestrate da Berlino ha dovuto metterci la faccia Angela Merkel. La kanzlerin ha fatto schioccare la frusta: "Ursula, non dimenticarti di parlare con noi". Memento mori.


Bepi Pezzulli

RESTA AGGIORNATO

  • Black Icon LinkedIn
  • Twitter
  • Facebook
  • YouTube
  • Black Icon Instagram
  • Nero RSS Icon

Italia Atlantica - Settimanale di politica estera - Rivista Specialistica - Reg. nr. 55/2019 Trib. Roma​

Direttore Editoriale avv. Giuseppe Pezzulli | Redazione: Via Archimede 8 Roma​