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Michel Barnier rinnega la Scala di Barnier ed apre il vaso di Pandora

Michel Barnier ha rinnegato la Scala di Barnier, aprendo un vaso di Pandora che sta portando l’Unione Europea al negoziato con l'Uk in ordine sparso. In settimana e’ esploso il caso: il negoziatore capo europeo aveva più volte esplicitato la sua rappresentazione sul futuro rapporto commerciale tra Ue e Uk, diffondendo la cosiddetta "Scala di Barnier" – una slide in power point elaborata in apertura del negoziato Brexit – che fissava una linea rossa: Londra avrebbe dovuto convenire su un accordo di libero scambio ispirato al Canada o alla Corea del Sud. Ora che Boris Johnson ha espresso il suo consenso in principio per una tale soluzione, Barnier ha detto che è fuori discussione.

Cosa e’ successo: poco prima della dichiarazione di Barnier, il capo negoziatore britannico, David Frost, aveva annunciato la posizione britannica, asserendo che Londra avrebbe aderito ad un accordo commerciale modellato sul CETA e sarebbe stata pronta alla stipula entro la fine del periodo di transizione a dicembre, aggiungendo che le richieste di Bruxelles per l’allineamento regolamentare compromettono lo scopo fondamentale di Brexit. Ma Barnier ha allora chiuso la porta, affermando che l’Uk punta a diritti di accesso al mercato comune europeo che vanno oltre quelli di cui godono il Canada e il Giappone, e reiterando che il Regno Unito deve sottoscrivere disposizioni di allineamento regolamentare “a causa della sua vicinanza geografica” al blocco a 27. A quel punto e’ partito un tweet dall’account dell’ufficio stampa di Downing Street, che ha pubblicato una diapositiva dall'Ue datata 2017, che evidenziava in un grafico come Bruxelles avesse insistito che un accordo in stile canadese con la Gran Bretagna fosse l'unica opzione disponibile, chiedendo poi conto a Barnier dell’inversione a U: “cosa e’ cambiato signor Barnier?” Il passo falso di Barnier ha provocato un terremoto nelle Cancellerie europee. Phil Hogan, il commissario per il commercio dell'Ue, ha esplicitamente preso le distanze dal suo collega questionando l’utilita’ di un patto sui generis, su misura e unico nel suo genere, per legare la Gran Bretagna agli standard europei in materia di aiuti di Stato, tassazione, ambiente e diritti dei lavoratori. In una lettera al parlamento olandese, l'irlandese ha chiarito che l'accordo dell'Ue con il Canada contiene già disposizioni accettabili in materia di "commercio equo e solidale".

Dietro la presa di posizione di Barnier e’ evidente la mano di Emmanuel Macron. Alte fonti della diplomazia Ue hanno lasciato trapelare che c’e’ un blocco di paesi a guida francese dietro il muro contro muro sul "level-playing field". Infatti alcuni Stati membri hanno sostenuto che le richieste di Parigi si spingono troppo oltre e rischiano di far implodere i negoziati con la Gran Bretagna, affrettandosi a notare che al momento, l’Ue ha stipulato 53 tipi distinti di accordi economici con un'immensa gamma di variazione nel livello di integrazione con il progetto comunitario richiesto alle controparti. Esistono accordi con la Macedonia del Nord, con Israele, col Cile, con la Repubblica Dominicana, con l’Algeria, con il Sud Africa. La maggior parte di questi accordi non richiede alcuna forma di convergenza regolamentare.

Nel mentre, un gruppo bipartitico di senatori americani ha chiesto all’Amministrazione Trump di avviare con urgenza i negoziati per un accordo commerciale Usa-Uk. In una lettera al rappresentante per il commercio Usa Robert Lighthizer, i diciannove senatori guidati da Rob Portman (repubblicano - Ohio) e Chris Coons (democratico - Delaware) hanno dichiarato che l'amministrazione dovrebbe fare dei colloqui con Londra una priorità, e puntare ad un accordo commerciale globale che comprenda l’abbattimento delle tariffe, affrontare la questione della web tax e mirare ad un accesso aperto al mercato per i prodotti agricoli americani. I senatori hanno scritto: "Chiediamo un'azione rapida, in parte, perché il Regno Unito ha la più grande libertà d'azione ora - è nell'interesse degli Stati Uniti agire prima dell'Unione Europea".

Tra lo sconcerto generale, la Grecia ha chiesto l'aggiunta di una clausola a qualsiasi futuro accordo commerciale, che costringe Londra a restituire ad Atene i Marmi del Partenone acquistati dal Conte Elgin dall’Impero Ottomano, insieme alle richieste di accesso alle lucrative acque di pesca britanniche.

Si parva licet.


Bepi Pezzulli

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