Cerca
  • Italia Atlantica

Brexit: in rotta verso il G3

L'ora più buia del Regno Unito è passata. Quando il cielo è tornato blu sopra Londra, l'alba del nuovo giorno si è portata via il più grande equivoco geopolitico della contemporaneità. Da Ted Heath a Boris Johnson, quello di Londra a Bruxelles è stato un viaggio andata e ritorno con partenza e destinazione Commonwealth. Ad fontes redeunt longo post tempore lymphae.

Esiste ancora chi ritiene che la Brexit sia stata un incidente della politica interna; il mero risultato di un errore di calcolo di David Cameron sull’esito del referendum popolare. Ma non è così. Le elezioni generali di fine anno hanno chiuso i conti con la storia e riconnesso l'UK con l'identità della sua politica estera.

La Brexit non è una novità, ma un revival. Essa realizza il grande disegno Tory, esistente dai tempi di Winston Churchill e mai completamente abbandonato dai tempi di Margaret Thatcher, di rimettere Londra al centro della competizione strategica tra est e ovest del mondo. L'UK era entrata in Europa per accedere al mercato comune, senza aver mai sottoscritto un progetto di integrazione politica. Ma già da tempo, la relazione commerciale era andata in crisi. Prima l'euro, poi la crisi finanziaria globale, infine la digitalizzazione dell'economia, avevano reso l'Europa non più necessaria all'esportazione della knowledge economy britannica. Per questo motivo, gli euroscettici volevano tornare a condurre politiche commerciali indipendenti e fare innovazione. Alla fine, gli euroscettici hanno vinto.

La direzione di marcia è chiara: uscita dall'UE, l'UK intende sostituire - attraverso gli accordi di continuità già stipulati - il mercato comune europeo con il Commonwealth, un mercato di 52 nazioni da 2,5 miliardi di consumatori. Contemporaneamente, libera dai vincoli di appartenenza all'UE, la City di Londra è già pronta a sviluppare i settori innovativi dell'economia in crescita ma penalizzati dalle regole europee, come lo shadow banking (l'attività creditizia esercitata da soggetti non bancari: fondi d’investimento e intermediari specializzati), la finanza cinese, la finanza islamica, la finanza verde.

D'altro canto, per molti a Millbank era anche necessario reagire alla crescente influenza paneuropea di una Germania sempre più mercantile e incline a relazioni euro-asiatiche, a partire dagli accordi energetici con la Russia sul gas naturale, e dagli accordi tecnologici con la Cina su 5G e intelligenza artificiale.

Con la Brexit, Londra supera in un sol colpo da una parte i sempre più pesanti squilibri economici del blocco a 27 e, dall’altra, le minacce alla sicurezza strategica dell'ordine atlantico.

Proprio la Cina è correlata non poco alla Brexit. Se gli USA mantengono una politica di confronto con Pechino, basata sulla forza militare; l'UK ha sviluppato una politica di contenimento, basata sulla forza finanziaria. Al contrario della narrazione, la Cina è ora in una posizione di debolezza nei confronti di Washington e Londra. Pechino è costretta ad acquistare titoli del Tesoro americano per mantenere il tasso renminbi artificialmente basso e non danneggiare l'export cinese. E il renminbi (che come noto non è una moneta liberamente convertibile) deve il suo uso nel commercio internazionale al pool di liquidità garantito dalla City di Londra attraverso una swap line tra la Bank of England e la People's Bank of China.

Nel nuovo ordine mondiale basato sulla formula G2 (Usa/Cina), la Brexit spariglia, gettando sul tavolo tutto il peso di un ipotetico G3 (Usa/Cina/Commonwealth). Il Commonwealth è una risposta credibile agli squilibri emergenti: è correttivo della globalizzazione, deflattivo dei conflitti commerciali, inclusivo. Il Commonwealth offre rotte commerciali alternative alla Nuova Via della Seta: la via orientale da Londra a Singapore e la via meridionale da Londra a Johannesburg.

Per l’Italia, che è al centro di 2 rotte, il piano di Boris Johnson è un’opportunità, a patto di avviare nuove e più intense relazioni bilaterali con il Regno Unito. Ma per far questo occorre comprendere la politica del Primo Ministro. Invece, in Italia, l’ex Sindaco di Londra sembra ancora malamente incompreso. Politicamente, va chiarito che Boris è un conservatore euroscettico non un populista: al contrario, Boris nutre verso i populisti un palese disdegno, disprezzandone lo statalismo giacobino, il corporativismo economico e certe derive carismatiche sudamericane. La sua visione “Londra modello Singapore”, basata su competitività fiscale, deregulation e una rete di porti franchi, implica lo smantellamento di qualunque monopolio legale e naturale.

BoJo punta dritto al centro dello scacchiere internazionale. Ha in mente il rafforzamento della relazione speciale con Washington. Il piano è stipulare con il Presidente USA Donald Trump, un accordo di libero scambio modellato sul trattato USA/Canada, da lui visto come l’assetto di relazioni commerciali meglio strutturato al mondo. Ma è in gestazione anche una nuova relazione speciale a est con l'India. A Londra molti pensano che la più grande democrazia al mondo, hi-tech e nucleare, può contenere le ambizioni globali della Cina meglio di qualunque conflitto commerciale.

A dispetto delle aspettative, l'accordo di libero scambio con l'UE non è in cima alla lista delle priorità del Primo Ministro. L'illusione di Michel Barnier, intossicato di grandeur, prelude ad un fallimento europeo. Il negoziatore francese ha lanciato un minaccioso avviso ai naviganti, ammonendo Londra che il mantenimento degli standard sociali ed ambientali europei sarà inderogabile nel negoziato commerciale. Ma così facendo ha certificato tutto il paradosso denunciato dalla Brexit: la burocrazia UE è uno svantaggio competitivo ed incentiva l'UK a deregolamentare per perseguire produttività e sviluppo. Dopo 3 anni di muro contro muro, nell'assurda convinzione di avere in mano le carte migliori, questo è l'esito peggiore per l'UE: c'è un concorrente nel giardino di casa, separato solo da un braccio di mare. Qualcuno a Rue de la Loi già vede addensarsi nere nubi sul cielo grigio di Bruxelles. Per mandarle via servirà molto di più di una mano di blu.


Bepi Pezzulli

RESTA AGGIORNATO

  • Black Icon LinkedIn
  • Twitter
  • Facebook
  • YouTube
  • Black Icon Instagram
  • Nero RSS Icon

Italia Atlantica - Settimanale di politica estera - Rivista Specialistica - Reg. nr. 55/2019 Trib. Roma​

Direttore Editoriale avv. Giuseppe Pezzulli | Redazione: Via Archimede 8 Roma​