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GAESA, il potere militare comunista dietro l’economia cubana

11 minuti fa
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La crisi cubana convive con la concentrazione delle attività più redditizie dell’isola nelle mani di GAESA, il conglomerato controllato dalle Forze Armate Rivoluzionarie. Valter Lazzari ne ricostruisce la presenza nel turismo, nel commercio, nelle telecomunicazioni e nei circuiti finanziari, esaminando i meccanismi attraverso cui i militari intercettano valuta estera e rimesse della diaspora. Ne emerge un sistema di potere economico sottratto al controllo civile, la cui opacità solleva interrogativi sull’impiego delle risorse disponibili e sulle responsabilità del regime nella crisi. In questa prospettiva, l'autore esamina le sanzioni statunitensi contro GAESA e le sue controllate come strumento di pressione sugli interessi economici dell’apparato militare.

Cuba: uno stato ormai al collasso, che non riesce a far fronte ai bisogni essenziali. È poverissimo. E' vero? Comprendere Cuba oggi richiede di guardare oltre le istituzioni formali del regime — il Partito Comunista, il Consiglio di Stato, l'Assemblea Nazionale del Potere Popolare — e accorgersi di quella struttura di potere parallela che tutte le sovrasta e che da oltre un quarto di secolo gestisce la parte più redditizia dell'economia dell'isola. Questa struttura ha un nome, GAESA (Grupo de Administraciòn Emprasarial Sociedad Anonima), e una rete di tentacoli che si estende dal turismo alle rimesse, dalla finanza al commercio al dettaglio, dalle telecomunicazioni alla distribuzione del carburante.


Dunque in Cuba abbiamo due governi paralleli: abbiamo un deep state che non risponde ad alcuna istituzione civile e che sottrae alla Banca Centrale le riserve valutarie del paese. GAESA è direttamente gestita e controllata dalle Forze Armate Rivoluzionarie, più propriamente dal V Dipartimento delle FAR. La struttura di GAESA si articola in un insieme di società operative che presidiano settori strategici dell'economia (tutti quelli dove si intercetta valuta pregiata). Ciascuna di esse replica, nel proprio ambito, la medesima logica: monopolio di fatto, opacità gestionale, profitti in valuta forte concentrati nelle mani delle FAR.


Il Grupo de Turismo Gaviota S.A. gestisce oggi oltre 121 hotel e 20 marine, con una capacità stimata tra le 40.000 e le 53.000 camere. Alla fine del primo trimestre del 2024, Gaviota accumulava circa 4,3 miliardi di dollari in conti bancari, in un momento in cui Cuba affrontava blackout energetici prolungati, carenze alimentari gravi e una crisi umanitaria documentata.


CIMEX (Corporación CIMEX S.A.) è la più grande impresa commerciale di Cuba. Opera come holding con decine di filiali e presidia con ruolo monopolistico o quasi-monopolistico diversi settori chiave: la gestione di centinaia di negozi, supermercati e centri commerciali, compresa la catena TRD Caribe; la distribuzione di carburante attraverso Servi-CUPET; l'import-export di beni di largo consumo, alimentari, elettronica e abbigliamento; i servizi finanziari e le rimesse attraverso la controllata Fincimex.


RAFIN S.A. è la principale entità finanziaria non bancaria di GAESA. Nell'agosto 2024 RAFIN deteneva oltre 407 milioni di dollari in liquidità. ETECSA: RAFIN è inoltre il principale azionista di ETECSA Empresa de Telecomunicaciones de Cuba S. A., l'azienda monopolistica di telecomunicazioni cubana. Anche in questo caso, tali risorse contrastano con i continui lamenti del regime sulla mancanza di fondi per la manutenzione delle reti telefoniche di ETECSA e per i servizi pubblici.


Fincimex (Financiera Cimex S.A.) è la controllata di GAESA specializzata nella gestione delle rimesse internazionali. Al culmine della sua attività, riusciva a canalizzare il 41% delle rimesse ricevute sull'isola e a controllare il 95,7% delle transazioni ufficiali, grazie ad alleanze strategiche con Western Union. Una ricerca del Center for Strategic and International Studies (think tank statunitense) ha quantificato il meccanismo di estrazione: per ogni dollaro di rimesse inviato tramite Western Union e poi speso nei negozi di GAESA, i militari trattenevano 74 centesimi, di cui 61 provenienti direttamente dalle vendite nei negozi. Le rimesse della diaspora cubana erano stimate attorno ai 2 miliardi di dollari annui. È a dire che l’esule invia rimesse ai poveri parenti in stato di necessità e il regime (la FAR, non lo Stato) si appropria dei tre quarti. Più esattamente si appropriava, perché l’Amministrazione Usa, sanzionando le società come Western Union, ha un po’ guastato la festa e ora non è più questo il canale: perlopiù i soldi oggi sono portati fisicamente dalle mulas, persone che fanno navetta (fino a tre viaggi al dì!) tra Miami e l’Avana.


Banco Financiero Internacional (BFI). Ufficialmente, secondo il suo sito web, si tratta di una banca costituita in forma di società per azioni con capitale interamente cubano. Secondo diverse fonti, il BFI elabora circa il 95% dei flussi di importazione/esportazione del paese, insomma lo strumento chiave con cui GAESA ha ottenuto il controllo quasi totale delle finanze nazionali. Il BFI non è quindi una banca qualunque: formalmente è una banca commerciale cubana, ma nella pratica è diventato lo strumento finanziario del conglomerato militare GAESA, che tramite esso gestisce la stragrande maggioranza delle transazioni in valuta estera del paese — import/export, rimesse, turismo — mettendo di fatto fuori gioco il Banco Central de Cuba nel controllo reale delle finanze nazionali.


Con l'acquisizione di CIMEX, Habaguanex, Palco, Zona Especial de Desarrollo Mariel e parte di ETECSA, il conglomerato GAESA controlla oggi circa il 70% dell'economia nazionale (stima del Cuba Capacity Building Project della Columbia University). Attraverso il controllo (dal 2016) del Banco Financiero Internacional, GAESA gestisce circa il 95% delle finanze del paese. I ricavi totali di GAESA sono 3,2 volte superiori alle entrate annuali del bilancio statale. E — dato forse più sconcertante — le riserve internazionali di Cuba non si trovano nella Banca Centrale: sono nei conti di GAESA. Secondo gli osservatori ormai il presidente Manuel Diaz Canel non ha il controllo delle finanze del Paese. GAESA è, come hanno scritto diversi analisti, "un'impresa capitalista che si concede totale opacità riguardo alla proprietà, ai profitti e all'allocazione dei fondi". Questa struttura, di un capitalismo rapace sconosciuto in Occidente, prospera all'interno di uno Stato che si definisce socialista e che narra le scarsità di cibo e di energia come conseguenze dell'embargo americano.


L’attuale Amministrazione USA ha sanzionato non il pollame, la carne, il riso (per i generi "umanitari" vige una deroga, il flusso non si è interrotto) bensì proprio GAESA, le sue controllate e le società estere che con esse facevano affari; e infatti queste ultime una per una si stanno sfilando dai contratti. È un male per il popolo cubano? È sicuramente un danno per il regime.


Valter Lazzari


 

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