La corsa per la presidenza USA 2028. Marco Rubio o J.D. Vance? Il punto di vista di Roma
- 2 giorni fa
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Gli stakeholder italiani dovrebbero sostenere l’attuale Segretario di Stato Marco Rubio o il Vicepresidente J.D. Vance in una possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028?
La risposta appare relativamente univoca, quando la questione viene valutata alla luce degli interessi nazionali italiani. Ha poco senso che gli italiani giudichino i due candidati su basi ideologiche per concluderne che dovrebbe essere preferito quello la cui agenda interna riflette più da vicino le proprie preferenze politiche. Qualsiasi futuro candidato presidenziale USA avrà naturalmente delle posizioni politiche su tassazione, regolamentazione, welfare, immigrazione e politica sociale, ma questi programmi sono pensati principalmente peri cittadini e le imprese americane. Ciò che conta per l'Italia non è la politica interna degli Stati Uniti, quanto il rispettivo approccio dei candidati presidenziali alla politica estera, alla sicurezza globale, al commercio internazionale e alle relazioni economiche strategiche.
La sicurezza europea richiede un attivo impegno americano
Dal punto di vista della sicurezza, l'Unione Europea, nonostante la posizione relativamente equilibrata adottata dal governo italiano, è sempre più schierata sulle linee strategiche di Germania e Francia. Entrambe Parigi e Berlino hanno infatti cercato di compensare il declino delle loro industrie automobilistiche, accelerato dal Green Deal imposto dall'UE, con una sempre maggiore enfasi sullo sviluppo dell’industria della difesa. Il risultato è un significativo sforzo europeo di riarmo, accompagnato da narrazioni politiche e mediatiche tese a dipingere la Russia come una minaccia militare imminente. Giustificato o meno che sia, questo clima ha contribuito a un marcato deterioramento delle relazioni con Mosca e ha aumentato il rischio di confronto con la più grande potenza nucleare mondiale.
Il presidente Trump ha costantemente sostenuto un approccio più moderato verso la Russia. La Commissione Europea e il Consiglio Europeo, tuttavia — guidati soprattutto da Germania e Francia, con l'attivo incoraggiamento del Regno Unito, che tradizionalmente si è opposto a qualsiasi equilibrio geopolitico continentale basato sulla stretta integrazione economica russo-tedesca — hanno scelto però una strada diversa. Il continuo sostegno europeo all'Ucraina, a sua volta guidato tanto da considerazioni economiche quanto geopolitiche, non gode più del sostegno inequivocabile di Washington che aveva sotto l'amministrazione Biden.
Questo ha prodotto una situazione particolarmente sfavorevole per l'Italia. L'Unione Europea sta proseguendo nell’assunzione di una posizione sempre più conflittuale nei confronti di Mosca, mentre l'amministrazione Trump ha mostrato poca volontà di fornire un sostegno incondizionato a tale approccio. Fino a poco tempo fa, la Russia aveva pochi incentivi strategici a confrontarsi direttamente con l'Europa occidentale, al di là del teatro ucraino. Sennonché, il programma europeo di riarmo unito a una retorica bellicista, in particolare da parte della Germania, potrebbe alla fine far cambiare la strategia di Mosca e incoraggiare l’adizione di misure militari preventive. Le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri russo Lavrov, che indicano che i negoziati con i governi europei sull'Ucraina devono di fatto considerarsi terminati, illustrano bene la portata del peggioramento delle relazioni tra Russia ed Europa. Per quanto, dunque, le garanzie di difesa collettiva della NATO rimangono indubbiamente un potente deterrente, la possibilità di un'escalation derivante da un incidente militare, un errore di calcolo o azioni da parte dell'Ucraina o di singoli stati europei non può essere ignorata.
In un simile contesto, l'elezione nel 2028 di un presidente USA incline ad una politica estera più assertiva, come quella di Marco Rubio, rafforzerebbe la deterrenza verso Mosca, riducendo la probabilità di conflitti militari sul suolo europeo. Rispetto all’approccio prevedibilmente più contenuto e meno interventista di J.D. Vance, una presidenza Rubio potrebbe dunque aiutare a ristabilire l'equilibrio strategico che era prevalso durante gran parte della Guerra Fredda, quando il forte impegno americano in Europa aveva contribuito efficacemente a prevenire un conflitto diretto tra i blocchi Orientale e Occidentale, nonostante un'ostilità ideologica molto maggiore di quella attuale.
L'isolazionismo americano e i costi economici per l'Italia
L’analisi delle ricadute economiche delle diverse agende dei potenziali candidati alla presidenza USA nel 2028 punta nella medesima direzione. J.D. Vance ha costantemente promosso il reshoring della manifattura negli USA, il rimpatrio del capitale e il rafforzamento della produzione interna, nell'ambito di una strategia industriale fortemente ispirata all’America First. Un simile approccio, in caso di presidenza Vance, probabilmente ridurrebbe gli incentivi per aziende e investitori americani a destinare capitali all'Italia, incoraggiando al contempo politiche che favoriscano la produzione interna negli USA rispetto alle importazioni, comprese quelle italiane.
Vance è anche strettamente associato a influenti ambienti della Silicon Valley il cui rapporto commerciale con l'Italia si basa principalmente sull'accesso ai mercati italiani piuttosto che non su investimenti produttivi a lungo termine all'interno del paese.
Marco Rubio, al contrario, ha tradizionalmente mantenuto legami più forti con le comunità americane, finanziarie e imprenditoriali, i cui interessi sono più naturalmente allineati con gli investimenti internazionali. Rubio appare anche più impegnato nella diplomazia economica e ha ripetutamente sostenuto che le catene di approvvigionamento americane dovrebbero, ove possibile, incorporare aziende provenienti da paesi occidentali alleati piuttosto che affidarsi esclusivamente alla produzione interna.
Le implicazioni pratiche per l'Italia sono dunque assai significative. Sotto una eventuale presidenza Vance, le aziende italiane potrebbero trovarsi sempre più costrette a investire negli Stati Uniti, trovando in compenso un ambiente meno favorevole per l'esportazione sul mercato americano. Un’eventuale amministrazione Rubio vedrebbe assai più probabile una dinamica opposta: maggiori opportunità di investimento americano in Italia insieme a un atteggiamento tendenzialmente più aperto ad una integrazione economica con alleati fidati. Dal punto di vista degli interessi nazionali italiani, quest’ultimo scenario rappresenterebbe un esito di gran lunga più vantaggioso.
La questione della sovranità digitale
La sovranità digitale rappresenta un altro importante punto di confronto. Dato il rapporto stretto di J.D. Vance con Palantir e altri importanti interessi tecnologici, la sua amministrazione potrebbe adottare una posizione più assertiva ed intransigente nell'incoraggiare, o richiedere, ai paesi alleati di fare affidamento sulle infrastrutture digitali americane e sulle rispettive tecnologie critiche, anche in settori altamente sensibili.
Marco Rubio probabilmente affronterebbe la questione in modo più pragmatico. Pur rimanendo impegnato in una stretta cooperazione tecnologica tra alleati, probabilmente lascerebbe più spazio ad accordi negoziati che lascino maggiore spazio agli interessi italiani in materia di autonomia strategica nonché di governance delle infrastrutture digitali critiche.
Conclusione
Per quanto le preferenze ideologiche personali possono portare alcuni osservatori a identificarsi più strettamente con la tradizione neocon rappresentata da Marco Rubio o con il nazionalismo MAGA associato a J.D. Vance, dal punto di vista degli interessi nazionali italiani la valutazione non può che basarsi su valutazioni differenti. Su questioni di sicurezza europea, relazioni economiche transatlantiche, investimenti esteri e sovranità digitale, una presidenza di Marco Rubio nel 2028 appare, nel complesso, più favorevole per gli interessi strategici ed economici dell'Italia rispetto a una presidenza guidata da J.D. Vance.
Mark Bosshard è membro del Comitato Scientifico di Italia Atlantica. È professore di diritto commerciale e di proprietà intellettuale presso l'Università di Parma, nonché avvocato abilitato presso le Giurisdizioni Superiori italiane.
Foto: The White House - https://www.flickr.com/photos/202101414@N05/54777489472/, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=174826033



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